Oggi è il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, celebrata da qualche innamorato ed elusa da…, da tutti gli altri. Ma oggi, che di amore si parla, si discute, si tratta io vi voglio raccontare una storia d’amore, non tra due persone, non tra amici, non familiare e nemmeno tra un animale e il suo padrone.

Stamattina quando mi sono svegliata dopo un lungo sonno ristoratore ho avvertito un profondo senso di gratitudine; inizialmente non capivo da cosa era stato generato, non riuscivo a scorgere il motivo di tanto desiderio di essere grata, poi ho finalmente realizzato, forse.

Mentre facevo colazione e poi iniziavo a disfare le valigie del mio breve viaggio, ecco proprio in quel momento ho pensato di aver capito tutto! Ero grata perché ero riuscita a viaggiare di nuovo, ad uscire dalla routine quotidiana, a conoscere persone e culture, a divertirmi, ballare e cantare in mondi diversi. Fondamentalmente però sono sempre felice di partire, felice mentre sono in viaggio, e invece stamattina per la prima volta ero grata di essere a casa? No, non poteva essere, doveva esserci dell’altro, ed ero ancora troppo stanca per capirlo.

I miei pensieri hanno vagato ancora alla ricerca di un perché, per qualche ora, fino all’istante in cui le immagini che affioravano nella mia mente, le persone conosciute, e le terre visitate mi hanno aiutato a capire. Sono grata perché sono innamorata! E quindi sono felice, appagata e non riesco a smettere di sorridere.

La Frenki innamorata? di chi? Non propriamente, non è un ‘chi’, non è nemmeno un ‘cosa’, è una sensazione, è una meravigliosa sensazione, è un sentimento, è un legame. Vediamo, cerco di spiegarmi meglio: nasce da un legame profondo con le mie origini.

Sono innamorata delle mie origini? Si potrebbe anche spiegare così certo, in realtà è più una constatazione indotta.

Come dicevo, lo scorso fine settimana sono stata in vacanza, in una terra bellissima, la Sardegna. Sono stata ospite di una cara amica, veronese come me, che ha scelto di vivere in un piccolo paese sulla Costa del Sinis, Càbras per la precisione, in provincia di una altrettanto piccola cittadina, Oristano. Ma non v’inganni l’aggettivo ‘piccolo’, qui inteso solo in senso geografico e numerico, perché le persone, le storie, le vite, le tradizioni sono immense, in quasi* tutti i sensi. Qui però non racconterò di Sardegna, vi rimando al prossimo post per le informazioni turistiche. Questo articolo parla di amore, ricordate?

L’amore che i sardi hanno per il proprio territorio, per le proprie origini, per le tradizioni, per i legami con qualsiasi elemento purché appartenente alla loro terra di nascita. E come lo manifestano: senza remore, senza paura, senza vergogna, anzi lo portano in alto come un trofeo. Tutti, ma proprio tutti, esaltano questo amore, che viene prima di tutto, sopra a tutto. Non è retorica la mia nemmeno smarcata adulazione, è un’onesta constatazione e per questo sono un po’ gelosa della capacità che loro hanno, e noi no, di esprimere il loro amore. E’ certo che anche noi, noi del nord, noi di Verona, amiamo la nostra terra e le nostre origini, non riusciamo a trasmetterlo però. Non lo esprimiamo, quasi mai, presi come siamo dal voler risultare moderni, anticonvenzionali, superiori forse. E così ci perdiamo, quasi sempre, quella bellissima sensazione di amore e di gratitudine per la terra che ci ha cresciuto. Ne parliamo poco e spesso in modo poco positivo, scoviamo i difetti più che esaltarne i pregi. Questo lo fanno un po’ tutti gli italiani, vero, ma non tutti gli italiani tralasciano e abbandonano le tradizioni, la cultura del popolo, le origini, i sardi non lo fanno.

Chiedete ad un Oristanese di spiegarvi la Sartiglia e immediatamente gli si illumineranno gli occhi dilungandosi in particolari e dettagli. Chiedete poi ad un Veronese di San Zeno e forse vi saprà dire dove si trova il quartiere, senza alcun accenno al fatto che il patrono dell’antica città romanica era un vescovo nero. C’è differenza, sapete? La nostra origine è importante! Solo conoscendola e non dimenticandola, anzi perpetrando le tradizioni, possiamo progredire e capire.

Così ieri sera, mentre guidavo per tornare a casa dall’aeroporto, ho attraversato il centro di Verona e mi sono guardata intorno e mi sono sentita felice, e innamorata della mia città, innamorata delle mie origini, contenta di tornare come sono sempre (per poi tra un po’ ripartire, certo) ma questa volta anche contenta di dirlo, di raccontarlo, orgogliosa di quello che sono anche grazie alla mia terra.

Grazie amici sardi, e amici che completamente sardi non siete ma tali vi sentite**, per avermi aiutato a capire.

La Frenki

* il ‘quasi’ sta per gli amici sardi, che magari proprio alti di statura non sono, è solo una battuta, spero vi faccia sorridere, perché in fondo si sa che il vino buono sta nelle botti piccole.

** Elena, Jacopo, Annica, Daniele, Antonio, Alberto, Enrico, e tutti gli altri: vi dedicherò il prossimo post, parlando approfonditamente di voi. Per ora vi dico: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!

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