Breve premessa: ci ho pensato molto e iniziare un articolo su un blog di viaggi con ‘vi racconto un viaggio…’ mi è parso pretenzioso, così ho prontamente aggiunto anche il riferimento all’amicizia, un valore che ritengo essenziale e importante, anche più dell’amore, qualche volta.

Iniziamo ora…

L’amicizia, in tutte le sue estensioni e le sue declinazioni, quando è vicina e quando è lontana geograficamente, quando è per sempre e anche quando è solo per un po’ di tempo, attraversa le vite di noi tutti  – per l’amore romantico non si può dire altrettanto – e ci regala sempre emozioni forti: felicità quando ne nasce una nuova che riesci a coltivare, tristezza quando un rapporto finisce per ‘le cose della vita’, e poi tenerezza, comprensione, unione, risate e anche pianto.

E’ esattamente questo che desidero fare oggi, raccontare la mia più recente esperienza come viaggiatrice, nata grazie ad un’amica e costellata di vera amicizia in ogni sua fase.

Lo scorso febbraio di programmato c’era poco, avevo acquistato un volo andata-ritorno Verona-Cagliari con solo bagaglio a mano, e per tutto il resto mi ero affidata alla mia amica, che da viaggiatrice appassionata e grande conoscitrice della meravigliosa terra dove mi avrebbe condotta, aveva capito che per me sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.

La destinazione era la Sardegna, precisamente Càbras, vicino Oristano, sulla costa centro-occidentale dell’Isola italiana che tutto il mondo ci invidia.

Questo lungo weekend in Sardegna con la mia amica Nadia era stato più volte rimandato e anche questa volta è stato a rischio annullamento per un triste evento, la morte di un mio carissimo giovane amico; ma proprio nello spirito di rispetto e di amicizia che nutro per lui, che amava viaggiare almeno quanto me, ho deciso di partire all’indomani dell’ultimo addio al Ciano. Anzi, sai che ti dico Ciano? Dedicherò un articolo sul mio blog ai viaggi ‘on the road che abbiamo fatto insieme, e lo farò con tutto il mio cuore!

Il volo era serale, a Verona faceva freddo – ed era anche giusto lo facesse l’8 di febbraio in una città del nord Italia famosa per il suo clima ‘nordico’ – in aggiunta il traffico intenso per arrivare all’aeroporto e l’ansia dovuta ad una mini-valigia troppo piena e troppo pesante perché potesse passare indenne il controllo, fecero sì che la mia voglia di sbarcare a Cagliari e togliermi il piumino crescesse di minuto in minuto. Ma l’esperienza insegna, sempre insegna, a non fidarsi dei luoghi comuni, e in questa precisa circostanza mi ha insegnato che in Sardegna non fa sempre caldo! Non in pieno inverno almeno, e così giù dalle scalette dell’aereo, appena pestato il suolo sardo, ho chiuso in fretta la zip del piumino e con Nadia e la sua simpaticissima figlia Alessandra ci siamo dirette frettolose e infreddolite verso l’autonoleggio.

La strada statale che collega l’aeroporto di Cagliari ad Oristano è la SS131 –  non ci sono autostrade in Sardegna e non si pagano pedaggi – una sorta di tangenziale lineare, scorrevole e veloce: sono circa 100 km e si viaggia attraverso la più vasta pianura sarda, il ‘Campidano‘ o ‘Campidanu’, un’area ricca di vigneti, coltivazioni di grano e anche di riso, vista la fitta presenza di paludi e stagni di quest’area.

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Fenicotteri Rosa degli Stagni

Da Oristano a Càbras, la nostra destinazione, sono 5 km di stradine non tenute benissimo ma in quel momento non ho fatto molto caso al suolo stradale, cercavo di orientarmi e di scorgere nella fresca notte sarda il bed&breakfast che ci avrebbe ospitato per le prossime 5 notti. Eccolo il Sa Cottilla, dove Elena ci attendeva a braccia aperte.

Biografia di Elena: sorella di Nadia, nata a Sant’Ambrogio di Valpolicella, terra di vini e di marmi, una vera forza della natura, energia in purezza. Lei si è trasferita a Càbras molti anni fa, con suo marito, e ora che lui non c’è più, ha trasformato la sua casa tipica campidanese in un bed&breakfast con molto stile e carattere e ospita viaggiatori sardi, del ‘continente’ come noi, e stranieri.

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L’ulivo nel cortile di Sa Cottilla

Avevo già conosciuto Elena a Verona a Natale, ed era stata subito ‘amicizia a prima vista‘; come mi capita spesso nella vita anche allora avevo immediatamente percepito quel fluido magico che scorre nell’aria tra anime gemelle, stessi pensieri, stesse idee, stesse anche le stupidate per cui ridiamo a crepapelle e così, in modo naturale, avevamo subito iniziato a parlare di uomini, di progetti per il futuro, di viaggi. Perché? Di cos’altro parlate voi con le vostre amiche?

Ma devo soffermarmi su un episodio. Poco prima di rivedere Elena, quella sera, appena scesa dall’auto qualcosa ha travolto i miei sensi ed ha immediatamente acceso un sorriso sulle mie labbra, si trattava di una percezione, che per qualche minuto ha distolto la mia attenzione da tutto il resto, e che poi mi ha accompagnato per tutta la durata del viaggio: il Profumo del Mare. Un profumo forte, penetrante, intenso, che per me, montanara del nord, vuol sempre dire solo una cosa ‘sono in Vacanza!‘.

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Noi, le sorelle nordiche ‘mascherate’

Dopo i saluti, quella notte a Càbras, sedute intorno ad un tavolo Elena, Nadia ed io abbiamo ripreso da dove ci eravamo interrotte a Verona, bevendo Vernaccia di Oristano, e chiacchierando per ore come se fossimo state sorelle, ‘sorelle nordiche‘, che non si incontravano da anni: uno dei più bei momenti di tutta la vacanza, che porterò sempre nel cuore e che mi farà sorridere negli anni a venire. Ora è più chiaro perché chiamo questo il ‘viaggio dell’amicizia‘?

Il mattino seguente a colazione ho conosciuto il figlio maggiore di Elena, Jacopo, giovane artista moderno, e poi Annica (non Annìka), la figlia più giovane, intraprendente e intelligente. Ma il sole e la luce che entravano dalla veranda ci inducevano a partire alla scoperta di questi luoghi, nuovi per me, e noi non ci siamo fatte supplicare.

Càbras è un paese piuttosto grande, ma non sembra a prima vista. Il suo centro si divincola in tantissime vie e vicoli come a formare una ragnatela, all’inizio non è facile orientarsi tra file di case molto basse, tipiche case campidane mi hanno spiegato, piazzette, chiese, botteghe e bar. Poi, una volta uscita dal reticolo del centro, è stato tutto più chiaro, finalmente il mare, anzi no, lo Stagno di Càbras. L’avevo visto sulla mappa su Google, e non avevo capito come potesse coesistere uno stagno, posto lì tra una città e il suo mare, mi era sembrato quasi un impedimento. Ma non è così, credetemi, lo stagno di Càbras sta bene lì dov’è, funge da anello di congiungimento ed ha un fascino dal sapore antico: in me ha evocato ricordi d’infanzia, di quando i miei genitori portavano mia sorella e me al mare in campeggio ai Lidi di Comacchio, e ancora di Venezia e della sua laguna, poi mi sono ricordata anche della zona del Circeo, anche lì la presenza di un’area lagunare, bonificata dai veneti nei primi anni ’20, proprio come a Oristano. Ecco, di nuovo, un’altra evidente conferma di un autentico legame remoto tra veneti e sardi, un’amicizia che attraversa i secoli.

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La costa del Sinis verso San Giovanni di Sinis

Senza fretta, in auto, abbiamo costeggiato lo stagno, siamo scese verso sud, abbiamo superato un piccolo ponte e affiancato per qualche chilometro un altro stagno, più piccolo, e infine siamo arrivate nel punto più a sud della Penisola del Sinis, dove questa si restringe, diventa un promontorio roccioso dominato dalla Torre di San Giovanni, una striscia di terra, su un lato San Giovanni di Sinis, sull’altro il sito archeologico di Tharros, che sulla punta estrema si allarga di nuovo a formare il Capo San Marco; da una parte il Mare Morto dove si può fare il bagno in compagnia dei delfini, dall’altra il mare aperto, il Mare di Sardegna che guarda verso la Spagna, sulle cui spiagge si passeggia a cavallo e nel cui mare si fa surf sulle onde increspate dal Maestrale.

Questo luogo è di una bellezza incantevole, senza tempo, sarei rimasta lì ore ad osservare i due mari, le sue rovine, la natura espressa in tante forme diverse, ma ci attendeva dell’altro.

La vera ragione per cui noi ragazze veronesi eravamo a Càbras in quei giorni era per festeggiare il Carnevale, che in Sardegna, ed in particolare nella città di Oristano e nella sua provincia, si perfeziona in decine di feste paesane dense di riti antichi e medievali, quasi per la totalità imperniati sul mondo dei cavalli, dei cavalieri e delle loro gesta ripetute durante le giostre, le feste, le cerimonie e le parate. In particolare il Carnevale a Oristano ha una sola parola che lo caratterizza:  Sartiglia. E noi eravamo a Càbras per l’amicizia e per la Sartiglia.

Per quella sera, mentre a Verona si festeggiava il ‘Venerdì Gnocolar’, la nostra ospite aveva organizzato una ‘festa in maschera’ che era intesa di benvenuto per noi e di buon augurio per l’ospite d’onore, un ragazzo di Càbras, Daniele Ferrari, che per il primo anno, di lì a pochi giorni, avrebbe corso la Sartiglia, il caro Daniele, da noi affettuosamente chiamato ‘il nostro cavaliere‘ era la vera celebrità della serata. E qui torna il tema dell’amicizia, che ha contraddistinto questa vacanza: a quella festa mascherata ho conosciuto tante persone che con il loro affetto e generosità si sono meritate velocemente il titolo di amici, spero di averlo meritato anch’io!

Daniele appunto, che dopo averci prestato le bardature della sua cavalla Maseda per addobbare la sala, ci ha invitato anche a presenziare alla fase della sua vestizione pre-Sartiglia in scuderia la domenica successiva; Anna del b&b Sa Pintadera che per l’occasione (e per l’ubicazione) si era mascherata da ‘Accabadora‘ – per inciso, Michela Murgia, l’acclamata scrittrice di ‘Accabadora’ è originaria di Càbras -; Enrico il viaggiatore, e poi il simpatico Antonio, Alberto che porta fuori i turisti in mare con la sua barca a vela, Anna l’archeologa, Tiziana che si occupa di promozione turistica, gli amici e la fidanzata di Jacopo, e tanti altri.

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Le bardature di Maseda, la cavalla di Daniele Ferrari

E la generosità, quella sera tutti mascherati abbiamo ballato sulla musica di De Andrè, abbiamo festeggiato nuovi amici, abbiamo celebrato il legame Veneto-Sardegna, abbiamo mangiato specialità sarde come la fregola, gli gnocchetti sardi, la pasta con la bottarga di muggine di Càbras e abbiamo bevuto vini eccezionali come Vernaccia, Vermentino e Cannonau. Questa è amicizia ed è generosità! Tutto, ripeto, ‘generosamente’ offerto dagli amici, anche da quelli assenti quella sera, come Alessandro dei Vini Contini.

 

La festa è continuata fino a notte fonda, e anche questa storia  di viaggio e di amicizia continua… ma sul prossimo articolo. Stay tuned!

La Frenki

…to be continued

 

 

 

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