Vi racconto un viaggio nato per amicizia – 1° parte

Vi racconto un viaggio nato per amicizia – 1° parte

Breve premessa: ci ho pensato molto e iniziare un articolo su un blog di viaggi con ‘vi racconto un viaggio…’ mi è parso pretenzioso, così ho prontamente aggiunto anche il riferimento all’amicizia, un valore che ritengo essenziale e importante, anche più dell’amore, qualche volta.

Iniziamo ora…

L’amicizia, in tutte le sue estensioni e le sue declinazioni, quando è vicina e quando è lontana geograficamente, quando è per sempre e anche quando è solo per un po’ di tempo, attraversa le vite di noi tutti  – per l’amore romantico non si può dire altrettanto – e ci regala sempre emozioni forti: felicità quando ne nasce una nuova che riesci a coltivare, tristezza quando un rapporto finisce per ‘le cose della vita’, e poi tenerezza, comprensione, unione, risate e anche pianto.

E’ esattamente questo che desidero fare oggi, raccontare la mia più recente esperienza come viaggiatrice, nata grazie ad un’amica e costellata di vera amicizia in ogni sua fase.

Lo scorso febbraio di programmato c’era poco, avevo acquistato un volo andata-ritorno Verona-Cagliari con solo bagaglio a mano, e per tutto il resto mi ero affidata alla mia amica, che da viaggiatrice appassionata e grande conoscitrice della meravigliosa terra dove mi avrebbe condotta, aveva capito che per me sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.

La destinazione era la Sardegna, precisamente Càbras, vicino Oristano, sulla costa centro-occidentale dell’Isola italiana che tutto il mondo ci invidia.

Questo lungo weekend in Sardegna con la mia amica Nadia era stato più volte rimandato e anche questa volta è stato a rischio annullamento per un triste evento, la morte di un mio carissimo giovane amico; ma proprio nello spirito di rispetto e di amicizia che nutro per lui, che amava viaggiare almeno quanto me, ho deciso di partire all’indomani dell’ultimo addio al Ciano. Anzi, sai che ti dico Ciano? Dedicherò un articolo sul mio blog ai viaggi ‘on the road che abbiamo fatto insieme, e lo farò con tutto il mio cuore!

Il volo era serale, a Verona faceva freddo – ed era anche giusto lo facesse l’8 di febbraio in una città del nord Italia famosa per il suo clima ‘nordico’ – in aggiunta il traffico intenso per arrivare all’aeroporto e l’ansia dovuta ad una mini-valigia troppo piena e troppo pesante perché potesse passare indenne il controllo, fecero sì che la mia voglia di sbarcare a Cagliari e togliermi il piumino crescesse di minuto in minuto. Ma l’esperienza insegna, sempre insegna, a non fidarsi dei luoghi comuni, e in questa precisa circostanza mi ha insegnato che in Sardegna non fa sempre caldo! Non in pieno inverno almeno, e così giù dalle scalette dell’aereo, appena pestato il suolo sardo, ho chiuso in fretta la zip del piumino e con Nadia e la sua simpaticissima figlia Alessandra ci siamo dirette frettolose e infreddolite verso l’autonoleggio.

La strada statale che collega l’aeroporto di Cagliari ad Oristano è la SS131 –  non ci sono autostrade in Sardegna e non si pagano pedaggi – una sorta di tangenziale lineare, scorrevole e veloce: sono circa 100 km e si viaggia attraverso la più vasta pianura sarda, il ‘Campidano‘ o ‘Campidanu’, un’area ricca di vigneti, coltivazioni di grano e anche di riso, vista la fitta presenza di paludi e stagni di quest’area.

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Fenicotteri Rosa degli Stagni

Da Oristano a Càbras, la nostra destinazione, sono 5 km di stradine non tenute benissimo ma in quel momento non ho fatto molto caso al suolo stradale, cercavo di orientarmi e di scorgere nella fresca notte sarda il bed&breakfast che ci avrebbe ospitato per le prossime 5 notti. Eccolo il Sa Cottilla, dove Elena ci attendeva a braccia aperte.

Biografia di Elena: sorella di Nadia, nata a Sant’Ambrogio di Valpolicella, terra di vini e di marmi, una vera forza della natura, energia in purezza. Lei si è trasferita a Càbras molti anni fa, con suo marito, e ora che lui non c’è più, ha trasformato la sua casa tipica campidanese in un bed&breakfast con molto stile e carattere e ospita viaggiatori sardi, del ‘continente’ come noi, e stranieri.

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L’ulivo nel cortile di Sa Cottilla

Avevo già conosciuto Elena a Verona a Natale, ed era stata subito ‘amicizia a prima vista‘; come mi capita spesso nella vita anche allora avevo immediatamente percepito quel fluido magico che scorre nell’aria tra anime gemelle, stessi pensieri, stesse idee, stesse anche le stupidate per cui ridiamo a crepapelle e così, in modo naturale, avevamo subito iniziato a parlare di uomini, di progetti per il futuro, di viaggi. Perché? Di cos’altro parlate voi con le vostre amiche?

Ma devo soffermarmi su un episodio. Poco prima di rivedere Elena, quella sera, appena scesa dall’auto qualcosa ha travolto i miei sensi ed ha immediatamente acceso un sorriso sulle mie labbra, si trattava di una percezione, che per qualche minuto ha distolto la mia attenzione da tutto il resto, e che poi mi ha accompagnato per tutta la durata del viaggio: il Profumo del Mare. Un profumo forte, penetrante, intenso, che per me, montanara del nord, vuol sempre dire solo una cosa ‘sono in Vacanza!‘.

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Noi, le sorelle nordiche ‘mascherate’

Dopo i saluti, quella notte a Càbras, sedute intorno ad un tavolo Elena, Nadia ed io abbiamo ripreso da dove ci eravamo interrotte a Verona, bevendo Vernaccia di Oristano, e chiacchierando per ore come se fossimo state sorelle, ‘sorelle nordiche‘, che non si incontravano da anni: uno dei più bei momenti di tutta la vacanza, che porterò sempre nel cuore e che mi farà sorridere negli anni a venire. Ora è più chiaro perché chiamo questo il ‘viaggio dell’amicizia‘?

Il mattino seguente a colazione ho conosciuto il figlio maggiore di Elena, Jacopo, giovane artista moderno, e poi Annica (non Annìka), la figlia più giovane, intraprendente e intelligente. Ma il sole e la luce che entravano dalla veranda ci inducevano a partire alla scoperta di questi luoghi, nuovi per me, e noi non ci siamo fatte supplicare.

Càbras è un paese piuttosto grande, ma non sembra a prima vista. Il suo centro si divincola in tantissime vie e vicoli come a formare una ragnatela, all’inizio non è facile orientarsi tra file di case molto basse, tipiche case campidane mi hanno spiegato, piazzette, chiese, botteghe e bar. Poi, una volta uscita dal reticolo del centro, è stato tutto più chiaro, finalmente il mare, anzi no, lo Stagno di Càbras. L’avevo visto sulla mappa su Google, e non avevo capito come potesse coesistere uno stagno, posto lì tra una città e il suo mare, mi era sembrato quasi un impedimento. Ma non è così, credetemi, lo stagno di Càbras sta bene lì dov’è, funge da anello di congiungimento ed ha un fascino dal sapore antico: in me ha evocato ricordi d’infanzia, di quando i miei genitori portavano mia sorella e me al mare in campeggio ai Lidi di Comacchio, e ancora di Venezia e della sua laguna, poi mi sono ricordata anche della zona del Circeo, anche lì la presenza di un’area lagunare, bonificata dai veneti nei primi anni ’20, proprio come a Oristano. Ecco, di nuovo, un’altra evidente conferma di un autentico legame remoto tra veneti e sardi, un’amicizia che attraversa i secoli.

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La costa del Sinis verso San Giovanni di Sinis

Senza fretta, in auto, abbiamo costeggiato lo stagno, siamo scese verso sud, abbiamo superato un piccolo ponte e affiancato per qualche chilometro un altro stagno, più piccolo, e infine siamo arrivate nel punto più a sud della Penisola del Sinis, dove questa si restringe, diventa un promontorio roccioso dominato dalla Torre di San Giovanni, una striscia di terra, su un lato San Giovanni di Sinis, sull’altro il sito archeologico di Tharros, che sulla punta estrema si allarga di nuovo a formare il Capo San Marco; da una parte il Mare Morto dove si può fare il bagno in compagnia dei delfini, dall’altra il mare aperto, il Mare di Sardegna che guarda verso la Spagna, sulle cui spiagge si passeggia a cavallo e nel cui mare si fa surf sulle onde increspate dal Maestrale.

Questo luogo è di una bellezza incantevole, senza tempo, sarei rimasta lì ore ad osservare i due mari, le sue rovine, la natura espressa in tante forme diverse, ma ci attendeva dell’altro.

La vera ragione per cui noi ragazze veronesi eravamo a Càbras in quei giorni era per festeggiare il Carnevale, che in Sardegna, ed in particolare nella città di Oristano e nella sua provincia, si perfeziona in decine di feste paesane dense di riti antichi e medievali, quasi per la totalità imperniati sul mondo dei cavalli, dei cavalieri e delle loro gesta ripetute durante le giostre, le feste, le cerimonie e le parate. In particolare il Carnevale a Oristano ha una sola parola che lo caratterizza:  Sartiglia. E noi eravamo a Càbras per l’amicizia e per la Sartiglia.

Per quella sera, mentre a Verona si festeggiava il ‘Venerdì Gnocolar’, la nostra ospite aveva organizzato una ‘festa in maschera’ che era intesa di benvenuto per noi e di buon augurio per l’ospite d’onore, un ragazzo di Càbras, Daniele Ferrari, che per il primo anno, di lì a pochi giorni, avrebbe corso la Sartiglia, il caro Daniele, da noi affettuosamente chiamato ‘il nostro cavaliere‘ era la vera celebrità della serata. E qui torna il tema dell’amicizia, che ha contraddistinto questa vacanza: a quella festa mascherata ho conosciuto tante persone che con il loro affetto e generosità si sono meritate velocemente il titolo di amici, spero di averlo meritato anch’io!

Daniele appunto, che dopo averci prestato le bardature della sua cavalla Maseda per addobbare la sala, ci ha invitato anche a presenziare alla fase della sua vestizione pre-Sartiglia in scuderia la domenica successiva; Anna del b&b Sa Pintadera che per l’occasione (e per l’ubicazione) si era mascherata da ‘Accabadora‘ – per inciso, Michela Murgia, l’acclamata scrittrice di ‘Accabadora’ è originaria di Càbras -; Enrico il viaggiatore, e poi il simpatico Antonio, Alberto che porta fuori i turisti in mare con la sua barca a vela, Anna l’archeologa, Tiziana che si occupa di promozione turistica, gli amici e la fidanzata di Jacopo, e tanti altri.

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Le bardature di Maseda, la cavalla di Daniele Ferrari

E la generosità, quella sera tutti mascherati abbiamo ballato sulla musica di De Andrè, abbiamo festeggiato nuovi amici, abbiamo celebrato il legame Veneto-Sardegna, abbiamo mangiato specialità sarde come la fregola, gli gnocchetti sardi, la pasta con la bottarga di muggine di Càbras e abbiamo bevuto vini eccezionali come Vernaccia, Vermentino e Cannonau. Questa è amicizia ed è generosità! Tutto, ripeto, ‘generosamente’ offerto dagli amici, anche da quelli assenti quella sera, come Alessandro dei Vini Contini.

 

La festa è continuata fino a notte fonda, e anche questa storia  di viaggio e di amicizia continua… ma sul prossimo articolo. Stay tuned!

La Frenki

…to be continued

 

 

 

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Innamorarsi di…

Innamorarsi di…

Oggi è il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati, celebrata da qualche innamorato ed elusa da…, da tutti gli altri. Ma oggi, che di amore si parla, si discute, si tratta io vi voglio raccontare una storia d’amore, non tra due persone, non tra amici, non familiare e nemmeno tra un animale e il suo padrone.

Stamattina quando mi sono svegliata dopo un lungo sonno ristoratore ho avvertito un profondo senso di gratitudine; inizialmente non capivo da cosa era stato generato, non riuscivo a scorgere il motivo di tanto desiderio di essere grata, poi ho finalmente realizzato, forse.

Mentre facevo colazione e poi iniziavo a disfare le valigie del mio breve viaggio, ecco proprio in quel momento ho pensato di aver capito tutto! Ero grata perché ero riuscita a viaggiare di nuovo, ad uscire dalla routine quotidiana, a conoscere persone e culture, a divertirmi, ballare e cantare in mondi diversi. Fondamentalmente però sono sempre felice di partire, felice mentre sono in viaggio, e invece stamattina per la prima volta ero grata di essere a casa? No, non poteva essere, doveva esserci dell’altro, ed ero ancora troppo stanca per capirlo.

I miei pensieri hanno vagato ancora alla ricerca di un perché, per qualche ora, fino all’istante in cui le immagini che affioravano nella mia mente, le persone conosciute, e le terre visitate mi hanno aiutato a capire. Sono grata perché sono innamorata! E quindi sono felice, appagata e non riesco a smettere di sorridere.

La Frenki innamorata? di chi? Non propriamente, non è un ‘chi’, non è nemmeno un ‘cosa’, è una sensazione, è una meravigliosa sensazione, è un sentimento, è un legame. Vediamo, cerco di spiegarmi meglio: nasce da un legame profondo con le mie origini.

Sono innamorata delle mie origini? Si potrebbe anche spiegare così certo, in realtà è più una constatazione indotta.

Come dicevo, lo scorso fine settimana sono stata in vacanza, in una terra bellissima, la Sardegna. Sono stata ospite di una cara amica, veronese come me, che ha scelto di vivere in un piccolo paese sulla Costa del Sinis, Càbras per la precisione, in provincia di una altrettanto piccola cittadina, Oristano. Ma non v’inganni l’aggettivo ‘piccolo’, qui inteso solo in senso geografico e numerico, perché le persone, le storie, le vite, le tradizioni sono immense, in quasi* tutti i sensi. Qui però non racconterò di Sardegna, vi rimando al prossimo post per le informazioni turistiche. Questo articolo parla di amore, ricordate?

L’amore che i sardi hanno per il proprio territorio, per le proprie origini, per le tradizioni, per i legami con qualsiasi elemento purché appartenente alla loro terra di nascita. E come lo manifestano: senza remore, senza paura, senza vergogna, anzi lo portano in alto come un trofeo. Tutti, ma proprio tutti, esaltano questo amore, che viene prima di tutto, sopra a tutto. Non è retorica la mia nemmeno smarcata adulazione, è un’onesta constatazione e per questo sono un po’ gelosa della capacità che loro hanno, e noi no, di esprimere il loro amore. E’ certo che anche noi, noi del nord, noi di Verona, amiamo la nostra terra e le nostre origini, non riusciamo a trasmetterlo però. Non lo esprimiamo, quasi mai, presi come siamo dal voler risultare moderni, anticonvenzionali, superiori forse. E così ci perdiamo, quasi sempre, quella bellissima sensazione di amore e di gratitudine per la terra che ci ha cresciuto. Ne parliamo poco e spesso in modo poco positivo, scoviamo i difetti più che esaltarne i pregi. Questo lo fanno un po’ tutti gli italiani, vero, ma non tutti gli italiani tralasciano e abbandonano le tradizioni, la cultura del popolo, le origini, i sardi non lo fanno.

Chiedete ad un Oristanese di spiegarvi la Sartiglia e immediatamente gli si illumineranno gli occhi dilungandosi in particolari e dettagli. Chiedete poi ad un Veronese di San Zeno e forse vi saprà dire dove si trova il quartiere, senza alcun accenno al fatto che il patrono dell’antica città romanica era un vescovo nero. C’è differenza, sapete? La nostra origine è importante! Solo conoscendola e non dimenticandola, anzi perpetrando le tradizioni, possiamo progredire e capire.

Così ieri sera, mentre guidavo per tornare a casa dall’aeroporto, ho attraversato il centro di Verona e mi sono guardata intorno e mi sono sentita felice, e innamorata della mia città, innamorata delle mie origini, contenta di tornare come sono sempre (per poi tra un po’ ripartire, certo) ma questa volta anche contenta di dirlo, di raccontarlo, orgogliosa di quello che sono anche grazie alla mia terra.

Grazie amici sardi, e amici che completamente sardi non siete ma tali vi sentite**, per avermi aiutato a capire.

La Frenki

* il ‘quasi’ sta per gli amici sardi, che magari proprio alti di statura non sono, è solo una battuta, spero vi faccia sorridere, perché in fondo si sa che il vino buono sta nelle botti piccole.

** Elena, Jacopo, Annica, Daniele, Antonio, Alberto, Enrico, e tutti gli altri: vi dedicherò il prossimo post, parlando approfonditamente di voi. Per ora vi dico: GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE!

10 Consigli Utili per Viaggiare da Sola

10 Consigli Utili per Viaggiare da Sola
Suggerimenti per dissipare l'ansia e aiutare le donne a viaggiare con più sicurezza e in modo intelligente.

Sono cresciuta in una famiglia a maggioranza femminile, mia mamma, mia sorella, la mia gatta ed io, l’unico rappresentante dell’altro sesso è sempre stato solo mio padre.

Non mi soffermo su quali siano i vantaggi e gli svantaggi di questa situazione, soltanto sottolineo che mio padre ha sempre cercato di insegnare a noi due figlie come cavarcela, trattandoci non come ‘donne indifese’, ma come esseri umani che affrontano la vita con i mezzi messi a loro disposizione. Da qui credo derivi la mia innata, e a volte esasperante, indipendenza e autonomia: non chiedetemi chi cambia le lampadine a casa mia o chi sostituisce una ruota in caso di foratura, perché avete già capito, vero?

Anche nei viaggi amo essere indipendente, certo mi piace moltissimo viaggiare in compagnia di amici, di familiari, e condividere con loro l’esperienza lontano da casa, ma di tanto in tanto, punto il mio dito sulla cartina geografica e decido di partire da sola per una nuova meta.

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E’ una sfida, è un’esperienza liberatoria, soprattutto per una donna, credetemi. Vado dove voglio andare, secondo il mio calendario, vivo momenti di beata solitudine, senza l’ansia di dover attendere qualcuno, rispettare un orario, e con la libertà di cambiare idea, anche ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Seguire il proprio itinerario, ma poterlo anche cambiare, stravolgere, perdersi, inciampare in un imprevisto, un evento fortuito, che, quasi sempre, si rivela un’esperienza unica, da ricordare. Tutto questo non accade se non si viaggia da soli.

Però lo sappiamo, spesso ci viene insegnato che per una donna viaggiare da sola può essere pericoloso, una ragazza può cadere preda di ogni sorta di truffe, attenzioni indesiderate e rischi inutili se non viaggia con un uomo. Eppure i benefici per chi viaggia da sola sono incommensurabili: le donne sono viste come più accessibili degli uomini quando viaggiano e innumerevoli persone mi hanno aiutato quando sono inciampata nella lingua oppure quando ho perso la strada. Sono stata invitata a feste nei loft newyorchesi, ho dormito con altre donne in casette greche sulla spiaggia, ho girato Dublino in compagnia di una ragazza australiana, che mi ha poi invitato ad andarla a trovare a Melbourne, ho preparato rami di betulla da usare nelle saune finlandesi insieme a dei lapponi. Ma, soprattutto, ho conosciuto persone che sono tuttora i miei più cari amici sparsi nel mondo. Ho viaggiato da sola come donna nei cinque continenti, e per me, l’esperienza è sempre stata più autentica ed emozionante, che pericolosa.

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Quindi il mio primo consiglio è: almeno una volta nella vita, viaggiate da sole! E se siete donne, come me, allora forse vi saranno utili questi suggerimenti, che ho raccolto in anni di viaggi:

1. FAI ATTENZIONE
Questo non significa diventare paranoica. Significa solo, quando esci dal tuo hotel la prima volta, registra punti di riferimento e ricorda i nomi delle strade. Osserva ciò che ti circonda, ma non dimenticare di notare le persone intorno a te. Se continui a vedere lo stesso ragazzo che si presenta vicino al tuo hotel o alla fermata del tuo bus, prendi mentalmente nota. Se un ragazzo si mette in testa che vuole seguirti o molestarti, ignoralo o fermalo e chiedigli educatamente di lasciarti in pace. Sii sempre un passo avanti!

2. FIDATI DEL TUO ISTINTO FEMMINILE
Partire per una vacanza non significa far andare in vacanza anche il tuo istinto. Forse non conosci la lingua o le abitudini di quella nazione, ma una donna ha una grande consapevolezza e capisce se qualcuno si sta comportando sopra le righe. Se una persona ti mette a disagio, o la situazione passa improvvisamente da amichevole ad aggressiva, accendi la lampadina e lascia, rinuncia, vattene, scappa… come te lo devo dire?

3. UNA GUIDA PUO’ ESSERE MEGLIO DI UN FIDANZATO
Adoro le guide, ne ho centinaia sia cartacee sia sotto forma di applicazioni scaricabili sullo smartphone per pochi centesimi, e non perché le guardo ogni dieci minuti. Spesso dispongono di ottime mappe che possono orientarti, darti una scelta su tutte le gamme di alloggi e sono un ottimo riferimento quando quel ristorante non esiste più o il quartiere dello shopping non è dove pensavi che fosse. I fidanzati mi fanno perdere più spesso delle guide. E una buona guida, con delle belle foto, ti può fare compagnia in una serata di vacanza quando non ti va di uscire.

4. FREQUENTA LUOGHI AFFOLLATI
Mi rendo conto, questo è un luogo comune, ma del resto, ti ricordi che tuo padre ti abbia mai raccomandato di camminare per i vicoli bui? Pensa a cose che non faresti nel tuo paese, come camminare per strade isolate o fare escursioni senza dire a qualcuno dove stai andando. Trovare luoghi dove passa molta gente può effettivamente rendere una donna meno un bersaglio e aiutarla a integrarsi maggiormente con l’ambiente circostante.

5. PRENDI RISCHI CALCOLATI
Viaggiare significa rischio, dopo tutto. Saltare su un autobus verso una destinazione sconosciuta, parlare con estranei in un bar, uscire dall’itinerario. Come donna, puoi minimizzare i problemi con una pianificazione di base. Cerca di evitare di arrivare in luoghi di notte, di avere abbastanza soldi con te per fare il check-in in un hotel senza andare ad un bancomat quando arrivi in un posto nuovo, e di non andare via con i tuoi nuovi amici se non hai idea di come tornare a casa (senza di loro).

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6. PRENOTA L’HOTEL PER LA PRIMA NOTTE
Se ti presenti in un paese per la prima volta, è consigliabile prenotare una camera in anticipo. Ti fa risparmiare tempo, evitando di viaggiare senza meta in un taxi dopo ore di volo e magari di notte. Dopo la prima notte, puoi sempre trovare un altro hotel che ti piace di più.

7. VESTITI SECONDO LA CULTURA 
Certo, le donne occidentali a volte pensano che una donna dovrebbe essere libera di vestirsi come vuole. Tuttavia, la maggior parte dei paesi al dì fuori dell’emisfero occidentale non ha ricevuto il messaggio. Comprendere la cultura e il codice di abbigliamento di un paese salverà una donna dall’attenzione indesiderata, ma le permetterà anche di interagire più comodamente con la popolazione locale.

8. DIVERTITI, MA ATTENTA AI TUOI DRINK
La vita notturna è uno dei grandi vantaggi del viaggio. Se viaggi da sola, divertiti, ma ricorda che essere alticcia nella tua città è molto diverso dall’essere brilla in un bar in Africa. Innanzitutto, la tua soglia d’attenzione si abbassa e tutti i potenziali pericoli passano inosservati. In secondo luogo, tornare a casa può essere rischioso, specialmente nei taxi stranieri su strade sconosciute.

9. LASCIA GLI OGGETTI DI VALORE IN HOTEL
Forse il consiglio più corretto sarebbe quello di lasciare a casa gli oggetti di valore, dai andiamo a che ti serve l’orologio d’oro quando sei in vacanza? Ma, se proprio non puoi farne a meno, porta con te sempre e solo una fotocopia del passaporto, e lascia in hotel tutti gli oggetti di valore. Per hotel, intendo preferibilmente nella cassaforte di servizio o nella valigia chiusa con il lucchetto che porterai con te.

10. FAI AMICIZIA CON ALTRI VIAGGIATORI
Viaggiare da sola può essere favoloso, ma nella remota possibilità di andare da qualche parte lontani e desiderare una compagnia, far sapere dove sei agli altri viaggiatori e sapere dove sono loro è un grande vantaggio. I viaggiatori spesso si guardano le spalle e, a volte, questa è la migliore assicurazione di tutti.

Ti sono piaciuti questi suggerimenti? Pensi che potranno esserti utili? Magari ora stai già progettando il tuo primo, o prossimo viaggio da sola. Lasciami un commento qui sotto e seguimi su questo blog.

A presto per altri consigli di viaggio!

La Frenki

credits/le foto caricate sono mie originali: isola di Creta, Grand Canyon USA, in bici in India, con la figlia di un’amica e una renna in Lapponia

I wish you a Merry Christmas…

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Un breve messaggio… per augurare a tutti un fantastico Natale, con tanti regali sotto l’albero, con tante cose buone da mangiare, ma, soprattutto, con tante persone felici vicine a voi perché la felicità è contagiosa.

E questo sia anche l’augurio per il nuovo anno:

Circondatevi, circondiamoci di persone felici e positive, e vivremo meglio!

B U O N     N A T A L E !

M E R R Y     C H R I S T M A S !

H A P P Y    T R A V E L S  !

 

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Un morso alla Grande Mela – parte 2

Un morso alla Grande Mela – parte 2

Vi svelo una battuta ricorrente tra i miei amici e parenti con i quali ho visitato questa città: “nessuno morirà mai di fame a NY!”. Pura e semplice verità, e non per forza mangiare per sfamarsi, ma mangiare bene e sano è possibilissimo nella città delle mille opportunità, anche culinarie.

435043efcdb5e7531854022f6bf4361dVediamo, dove eravamo rimasti? Ah già, mattinata intensa tra le street e le avenue e tra uno spuntino e l’altro neanche vi accorgerete che sono le due del pomeriggio e avete saltato (!) il pranzo.

Ma avete di nuovo fame? Non ci credo… E invece si, ho  imparato con l’esperienza che la vista e l’olfatto vincono sul nostro vero senso dell’appetito.

 

Se vi va, potete fermarvi a fare una pausa pranzo sana e salutare in qualche supermercato di cibo biologico. Ce ne sono tanti a New York e vanno visitati anche solo per la loro bellezza, freschezza e perché frequentati da persone famose. Sono supermercati ma offrono sempre dei piatti pronti o dei banconi self-service dove riempire una ciotola di fresca insalata o di cibo indiano, tutto biologico, e poi anche tavoli e sedie dove gustare il cibo. Io personalmente adoro Whole Foods, ma ce ne sono molti altri.

 

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Esistono però anche tante pizzerie al taglio, o pizza corner come li chiamano a NY. La pizza è diversa dalla nostra italiana, ma una pausa pranzo può anche essere diversa!

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Naturalmente si può sempre comprare un ottimo panino con pastrami (fette sottili di carne di manzo e maiale, specialità rumena pare, io la pensavo di origine ebraica), prendere

un hamburger o qualsiasi altra cosa “to-go”, cioè a portar via, e andare a gustarselo seduti su una panchina, o direttamente sul prato, a Central Park o a Bryant Park se il tempo permette.

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Insomma, la pausa pranzo non deve rubare tempo prezioso, ci sono tante cose da fare e vedere in questa città, ma una mezzora può ben essere dedicata a rifocillarsi.

 

Negli ultimi tempi tutti sono molto attratti dallo Street Food, ve lo consiglio, si trova di tutto e tutto buonissimo dai vari chioschi, furgoni, camper, camioncini, bancarelle e altri mezzi ambulanti presenti in ogni angolo, e street di New York. La difficoltà non sta nello scovarli, ce ne sono davvero ovunque e sempre di nuovi, ma cosa scegliere da mangiare: cibo messicano, italiano, cinese, giapponese, e naturalmente anche ‘fusion‘ di tutto ciò. E di nuovo “non morirete di fame”!

 

Il pomeriggio scorrerà veloce e inesorabile e, a seconda della stagione, sicuramente vi fermerete per un gelato, un dampling cinese o un aperitivo, quindi non arriverete affamati a cena, potrete tornare all’albergo a cambiarvi e uscire per una cena verso le 9.

 

Se scegliete un buon ristorante, magari estratto dalla guida Zagat (la migliore in USA), meglio prenotare prima, se vi affidate all’istinto o alla sorte, allora buona fortuna.

Ma della cena parlerò nel prossimo articolo… e vi darò anche un po’ di link utili per andare a colpo sicuro a riempire i vostri affamati stomaci.

…to be continued

Eat and Love… and Travel!

Frenki🙂

Foto da Pinterest e Google Immagini

Nell’articolo finale, parte 3, saranno aggiunti anche i link di alcuni posticini dove vi consiglierò di andare a mangiare.

Un morso alla Grande Mela – parte 1

Un morso alla Grande Mela – parte 1

ps (pre-scriptum) : quelli nell’immagine sono Popover, leggerissime focacce a base di latte e uova, ideali per il brunch.

Ci ho impiegato un po’ di tempo, scusate, ma finalmente ho portato a termine il mio articolo sul cibo da provare, assolutamente da provare, a New York City. E’ un articolo ‘articolato’, ma valeva la pena ripercorrere con i cinque sensi le moltissime tappe che si possono fare a NY tra furgoncini di ‘street food’ e ristoranti, tra pub, bar e pizzerie, per assaggiare specialità di ogni singolo angolo del mondo racchiuso in una grande isola, Manhattan appunto, ma non solo.

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Una premessa è doverosa. Si dice che a New York si trovino i migliori ristoranti giapponesi, italiani, francesi, indiani e americani naturalmente. New York è una metropoli cosmopolita, in continua evoluzione e cambiamento, è pertanto normale che tutto si possa trovare qui, ogni tipo di cibo intendo, ma non mi sbilancio sul “migliore”. Sulla qualità di cibo e sul modo di prepararlo ogni nazione è e rimane sempre il posto migliore dove assaporare cibo, vino e territorio, quindi in Italia ci sarà il miglior ristorante italiano e in Francia il miglior francese. In America? Si, il miglior cibo americano, però anche in questo caso meglio ricercare la cucina tipica del territorio, da sud a nord cambia molto e quindi a New York si gusta un ottima cucina tipica della East-coast e, come si sa, delle ottime bistecche!

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Ma iniziamo dai!

A meno che voi non siate dei critici culinari inviati dalla guida Michelin o dal Gambero Rosso (ed in tal caso dubito leggiate il mio umile blog), sarete turisti che visitano la città e che, giustamente, desiderano mangiare bene e veloce e, perché no, con poca spesa. Buone notizie per voi, New York è piena zeppa dei posti che fanno per voi.

Quattro pause mangerecce e goderecce scandiscono il tempo di un newyorchese tipico: abbondante colazione dolce/salata a casa, solitamente con bagel farciti di crema al formaggio e marmellata di mirtilli o anche salmone, caffè o the verde, frutta fresca e qualche biscotto; un pranzo fugace e leggero solitamente un hot-dog comprato dal baracchino sotto l’ufficio, una cena in un ristorante alla moda soli o con amici (ricordate che gli americani amano le trasmissioni televisive che parlano di cucina, hanno cucine modernissime e grandissime ma non cucinano, quasi mai), e un cocktail alcolico, o più d’uno, nel dopo cena. Nel corso della giornata bevono molti caffè neri, molta acqua e bibite vitaminiche.

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Hot Coffee e Macaroons – Un po’ di NY e un po’ di Paris

Ma noi siamo turisti! I nostri ritmi sono diversi. Noi ci alziamo con calma in un albergo o in un appartamento affittato per le vacanze. In nessuno dei due viene servita la colazione, pertanto usciamo, verso le 9.00 e ci facciamo un po’ di fila per bere un buon caffè o cappuccino, e fare una colazione tipica. Se stare in coda da Starbucks per un caffè nel bicchierone di carta e deprimerci subito perché non riusciamo a capire le mille domande che ci fa il ragazzo al banco su quale tipo di latte vogliamo, se caffè grande o piccolo, se… allora semplicemente optiamo per un Diner,

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Tipico Diner

che altro non è un ristorante tipico americano, di quelli che si vedono nei film (sempre!), con sedili in pelle color azzurrino, bancone con sgabelli, cameriere con grembiule con rouche bianche. Qui troviamo ogni tipo di colazione tipica americana, quella con pancake e sciroppo d’acero, uova strapazzate e bacon, salsicce arrostite e patate, french toast, spremute d’arancio, bicchieroni di coca cola (si anche al mattino) straboccanti di ghiaccio, e caffè a fiumi che viene riservito gratuitamente e continuamente ogni qual volta si vuota la vostra tazza.

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Bagel con crema di formaggio e salmone

Magari non tutte le mattine avete voglia di alzare a 400 i livelli del vostro colesterolo, e allora ci sono molti altri posticini dove si mangia un po’ più leggero. Sono caffetterie, qualcuna in stile francese, qualcuna più italiana, dove si trovano dei buoni caffè espressi (ricordatevi di ordinare un espresso se volete un caffè simile al nostro caffè del bar), e naturalmente ogni tipo di pane e marmellate, creme spalmabili, croissant e brioche, fette di torte, pudding, yogurt con granola (mix di frutta secca e cereali tipo muesli), frutta fresca e secca, gelati, budini, succhi di frutta, latte. In questi locali, come in tutti del resto a NY, si può andare per una pausa a qualsiasi ora del giorno e ci sarà sempre qualcosa che vi andrà di mangiare.

A me è capitato di mangiare un’ottima zuppa di cipolle con crostini spalmati di salsa di verdure cotte alle 4 del pomeriggio in uno di questi locali, semplicemente perché avevo saltato la pausa pranzo e avevo i morsi della fame a quell’ora. Forse ora non capirete, ma dopo un paio di giorni a New York tutto questo vi sembrerà più che normale.

Alle 10 del mattino sarete così sazi che vi sembrerà di non poter più ingerire cibo per settimane, ma dopo un paio d’ore di camminata sul Ponte di Brooklyn, o di fila per accedere all’Empire State Building, sentirete di nuovo la sensazione della fame, e se non la sentirete ci penserà qualche pasticceria lungo la strada, o qualche cioccolateria, o un furgoncino con street food che emana profumi succulenti a farvi ripensare che le vostre papille gustative devono essere soddisfatte. Che sia un cup-cake di velvet-cake farcito con crema al burro e burro di noccioline, oppure un donut, un lox o un cono di carta riempito con fragole fresche immerse nel cioccolato fondente, un hot-dog con senape e ketchup o un cartoccio delle più buone ‘french fries‘ (patatine fritte), potrebbe anche trattarsi di un toast vegano farcito con burger tailandesi che vi farà ritrattare le vostre remore sulla moda del momento, o anche un cannolo siciliano esposto in una pasticceria di Little Italy, o un Dim Sum (bocconcini serviti in cestini di bambù)

Ecco tutto questo capita, statene certi, e tutto questo va mangiato, perché quando mai vi ‘ricapita’? Siete a NY gente, non morirete di fame e non dovete nemmeno per forza rispettare gli orari della cucina della mamma, mangiate quando volete e gustate col palato non solo con gli occhi.

…to be continued

Eat and Love… and Travel!

Frenki 🙂

Foto da Pinterest e Google Immagini

Nell’articolo finale, parte 3, saranno aggiunti anche i link di alcuni posticini dove vi consiglierò di andare a mangiare.